How to snick a whale safari

A fatica tengo gli occhi aperti, il dondolare della barca mette addosso un sonno tremendo. Mantenere la concentrazione su un orizzonte piatto come il mare mi è praticamente impossibile. Il sogno si fonde con la realtà, la linea di distinzione tra i due si fa sempre più sfumata; vedo onde e gabbiani e mi accorgo che ho gli occhi chiusi. Cerco di motivarmi, di riaccendere l’attenzione; penso: “dai lorenz, aspettavi questo momento da tanto, è qui ora e mai più, portebbero non vederli senza il tuo aiuto. Ma è tutto inutile, la ritmica monotonia del moto ondoso mi sta spegnendo.
Siamo ormai a 23 miglia marine dalla costa, circa 40 chilometri. Il porto non è che un ricordo e le montagne  che dominano il paese sembrano sbavature di un tratto di matita che rappresenta la terra ferma e la distingue dal cielo. Stiamo tornando verso costa quando d’un tratto il gommone accellera, descivendo una curva che ci riporta al largo. Ronnie, la guida tedesca, ha notato qualcosa a qualche centinaio di metri di distanza. In un lampo siamo lì. Il gommone ha una settimana di vita, è un bolide.
Quel che Ronnie aveva avvistato era uno sbuffo; i capodogli ne fanno uno ogno 10-12 secondi. Rimangono in superficie per circa 10 minuti, abbastanza per riprendere fiato per un altra apnea. Sott’acqua ci restano per 40-50 minuti di solito, ma è stata registrata in quest’area una apnea di  un ora e mezza.
Andenes è un pó una mecca per l’osservazione dei cetacei. Qui globicefali, balenottere, orche e capodogli sono di casa. Ma è quest’ultimo il simbolo del posto. A pochi chilometri dalla costa infatti si trova un canion sottomarino profondo intorno ai 1000 metri, dove questi predatori si immergono alla ricerca di cibo. Poco ancora si sa delle abitudini alimentari di questa specie. Seguirne uno a 1000 metri di profondità, dove cacciano abitualmente (sebbene possano raggiungere i 3000 metri in casi eccezionali) è fuori discussione per ora; e raccogliere le feci per l’analisi della dieta è un obbiettivo forse ancora più arduo.
Qui i cetacei si trovano anche in estate, mentre per mete più settentrionali bisogna aspettare l’inverno, quando questi animali si spingono a nord, nelle fredde acque artiche pullulanti di vita, per fare il pieno di calorie.
Ad Andenes i capodogli sono tutti maschi. Sono più territoriali e possono diventare aggressivi se disturbati troppo. Devo resistere alla tentazione  di tuffarmi.
Questo è un esemplare giovane, non è più lungo di 10 metri; ma basta a non entrare nell’obbiettivo.
Puoi capire se sta per immergersi qualche secondo prima, comincia ad inarcare il corpo. È meraviglioso, fino al momento prima pareva un tronco galleggiante, non fosse per sbuffi e pinna dorsale, ora ha la flessibilità e la grazia di una ballerina. L’ultima ad entrare è la coda, sono momenti magici, governa il silenzio, siamo tutti in apnea con lui.
Sulla via del ritorno, volando sulle onde a pieno regime, sfrattiamo con poca gentilezza qualche puffin che se la galleggiava placidamente. I puffin sono quegli uccelli artici famosi, con l’ampio becco colorato e le zampe palmate arancioni. A Bleik, 10km da Andenes ce n’è un isola piena. Ovviamente si chiama puffin island, ed è incredibile, uno scoglio a forma di dente aguzzo, concavo da una parte e convesso dall’altra, un faraglione di un centinaio di metri almeno, sito di riproduzione di almeno 30’000 coppie.

Marta è una spagnola tutto pepe che tiene un po le redini dell’attività. Lavora e fa il dottorato qui, è stata cacciata dalla compagnia concorrente un anno fa per divergenze ideologiche col boss, sull’attività petrolifera nell’artico. Ha perso 6 anni di lavoro, ma si è rimboccata le maniche e ha ricominciato tutto da capo. Parla il norvegese, ma il dialetto locale, “in città non mi capiscono” mi dice.
“Pensi che i norvegesi che vengono qui a vedere le balene, le mangino pure?” le chiedo.
“Ma certo, per loro non fa alcuna differenza.”
“Immagino sia un pó come portare i bambini alla fattoria: che bello il porcellino!
che si mangia babbo?
Salsiccia figliolo!
Siiii…”
“Beh, lo fanno sin da piccoli, si. Poi la norvegia mica uccide tutte le balene, alla -cacchio mene della tutela della biodiversità-. Cacciano una specie sola, la balenottera comune, e impongono un limite annuo, si spera ben calcolato, per il mantenimento della specie entro un limite numerico accettabile.
Poi è una carne costosa e la mangiano nelle occasioni speciali”.
“Beh, spero comunque che il vederle da vicino faccia cambiare idea a qualcuno, almeno ai bambini”.
“Stasera dove dormi?” mi chiede lei.
“Da qualche parte tra gli alberi, come sempre!”
“Beh, puoi stare in quella casa lá se vuoi”
“Cosa?? Ma quella non è il comune? O la casa del lord di andenes?”
“No, non più, lo era. Era il signore della città. Possedeva una flotta di pescherecci, oltre a numerose attività. Quella casa è enorme per queste latitudini. Qui riscaldarle d’inverno è molto costoso e di legno per costruirle non ce n’è. I civili che immigravano nei secoli scorsi si portavano le loro case appresso. Le smontavano e le rimontavano qui.
Quella casa ha però una leggenda che devi sapere. Ci è morta la figlia del lord, si dice che la si senta ancora.
La gente qui era piuttosto povera, verdure ne crescono poche, e quasi nessuno poteva permettersi la frutta. Lui però aveva molti soldi e ogni natale acquistava una partita di arance per la figlia. Non hai idea di che regalo fosse!
Un giorno la bambina si era nascosta in solaio per fare una scorpacciata di arance, cosa che non le era permessa. Quando la chiamano, lei corre giù cercando di inghiottire tutta l’arancia rimasta, le va di traverso, scivola e cade dalle scale. Fine della storia.”
“Che allegria! Grazie ma penso che andrò a cercare un posto tra gli alberi… Vabbé, a caval donato non si guarda in bocca. Grazie”.

Il tempo per noi è come la luce per le piante, se non ci è possibile riceverla ogni giorno, o qualcosa ci fa, ombra cresciamo sciupati e dobbiamo fletterci e assumere forme innaturali per andare faticosamente a guadagnarcene un poco. Mentre se la luce è una risorsa garantita, possiamo prendere la nostra vera forma, seguire la nostra natura. Il tempo è libertà, la libertà tempo.
Noi come le piante abbiamo radici, ben fisse nel terreno e nei ricordi. Ma a differenza delle piante, noi possiamo reciderle se necessario, non è mai una passeggiata, ma possiamo riscattare sempre la nostra realtà e andare alla ricerca della luce, della libertà.
Il whale sarari da 800 korone me lo sono pagato con 24 ore di attesa, 2 bagni puliti e una collana rimasta dai 3 anni di artigianato a firenze..
“Keep on smiling and the whole world will smile with you”
 Cit.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...