CAPO NORD

Capo nord è un aeroporto. Non di quelli locali da un paio di cesna al giorno, un aeroporto da grande città, con code e negozi di souvenir più affollati di shangai. Un formicaio d’anime, di storie che hanno condotto fin qui, che qui si intrecciano.  Alcune possono essere un poco insipide, i bus pieni come treni indiani vomitano turisti ad ogni ora. Ma questo è anche il punto di arrivo, la meta ultima di lunghe avventure. È Capo Nord pergiove! È il tajmahal dei votati  alle endurance: centauri, camminatori folli, ciclisti. È stato Capo Nord per secoli, un emblema immortale. 

Ha ispirato canti, ha ispirato Jovanotti (vedasi “capo nord”)!!! Ha motivato migliaia di avventurieri negli anni, tosti veri, mica come me che parto dalle lofoten; parlo di settantenni da Bologna in bicicletta, di calzascarponi a piedi per le montagne, dal sud della Norvegia. Ecco, e vederlo oggi conquistato da uno sbarco della Costa crociere, l’arca monospecie, che il povero Noè gli verrebbe un colpo, mi stupra un pochetto il sentimento.

Ora vi racconto una storiella, un viaggio tutto mio, ma che aiuta ad entrare un poco più nell’ottica: mercoledì mi sveglio presto, mancano 140 km al Capo, un paio di giorni. Alle 11 sono in bici. Presto raggiungo la strada di litorale con un unica destinazione, la mia. Il tempo non è dei più clementi, nebbia fitta. Vedo solo una fettina di mare alla mia destra. La strada se lo porta a braccetto, senza allentare mai troppo la stretta. Il mare è di una quiete insolita, plumbeo. È umido e fa freddo, ma qualcosa mi mantiene terribilmente felice. Pedalo veloce e non penso alla fatica. Sono eletrizzato dall’energia di questi luoghi che la nebbia mi lascia solo intravedere; il resto lo lascia all’immaginazione. Pedalo a lungo, ormai è chiaro, devo arrivare questa notte. La strada si lascia il mare alle spalle, sale sulla montagna. Così arriva il vento contrario. Poi arriva il tunnel, tanti chilometri, passa sotto il mare, sale inclemente e non finisce più. Mi fermo, manca ancora molto, è quasi buio. Divoro le ultime riserve di zuccheri e riparto. Torna la montagna. Salgo lento come sale uno sherpa le ripide pareti delle sue montagne. Ma quel fervore, quell’energia che trasuda dal mistico silenzio di questi posti è ancora lì, mi dà forza, se non aiuta le mie gambe, mi mantiene lontano dal pensare alla fatica.

Ecco dopo tutta sta manfrina sentimentalista, devo pure ammettere che al capo non ci sono arrivato quella notte, mi sono fermato prima. Più precisamente a Skarsvag, una gemma incastonata nel brullo e desolato nord. Un paesino di una settantina di abitazioni, e della metà di abitanti fissi. Qui vive la mitica Jolanta, angelo custode dei viaggiatori meno “main stream”. Jolanta ospita ogni giorno da una a sette persone, tante quante i posti letto che si è ricavata in casa, per i suoi sconosciuti ospiti. “Vivere alla fine del mondo è meraviglioso, ma può diventare un posto dove sentirsi soli se sei una donna separata e i tuoi figli vivono lontano”  mi dice.

Così a destinazione, alla fine del mondo, ci arrivo con Jolanta in macchina. Oggi quella radiosa energia non la sento, il cuore non si culla nei silenzi di queste montagne, batte un altro ritmo oggi, sono nel mondo degli uomini, delle interazioni tra simili, è un rumore forte, magari anche piacevole, ma copre quell’energia, copre i delicati suoni della natura.

Così, arrivare al capo, parcheggiare e entrare subito in questo autogrill multipiano con ristoranti, negozi, un cinema (un cimena? Si, un cinema, babilonia ai confini del mondo), mi assorda completamente ogni lascito delle vibrazioni di questi posti.

La mia capo nord me la sono conquistata alle 3 del mattino, in bicicletta due giorni dopo. L’alba non c’era, c’era una nebbia fitta fitta, un silenzio fitto fitto, si sentivano solo le onde infrangere in fondo alla scogliera, i corvi gracchiare, i passeri cinguettare, i gabbiani fargli l’accompagnamento corale, a intervalli irregolari . Che meraviglia meditare in questi posti, quando la mente tace s’apre il sipario e la natura suona per te.

Shanti

 


 

 

 

 

 

3 pensieri su “CAPO NORD

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