OMO DI MONDO? MAH… VOCE DI UN AMORE PROFONDO.

Mi rendo conto che questo blog è meno aggiornato del libro di fisica di Galileo, i blog dei viaggiatori in genere sono dei piccoli “grande fratello” che pullulano di foto e pompano in tempo reale ogni avventura del robinson crusoe di turno. Più o meno tutte le storie che leggete qui ritraggono vicende successe almeno due settimane prima. Amo scrivere, è un bel modo per far correre i pensieri e saldarli con un filo conduttore in storie solide, più solide dei pensieri sparsi che ti riempiono le giornate, perlomeno. Ma l’entusiasmo, che è una gran qualità, va accompagnato da un pizzico di pazienza. Sapendo attendere il momento giusto, gli eventi accadono guidati dalla naturalezza, e trovo che rendano di più.

Perciò scrivo quando ho qualcosa da raccontare, quando ho qualcosa da ricordare, che possa portare con sé ispirazione. E con questo spirito comincio questa storia: NELLA VECCHIA FATTORIA, SENZA LO ZIO TOBIA MA COL BABBO VANNI.

Il titolo mi piaceva così, ma è incompleto; questa storia comincia in Lapponia meridionale, molto molto lontano (per un paio di gambe e di pedali perlomeno) dalla vecchia fattoria.

Fa un freddo becco, il sole è appena tramontato e la maglietta sudata che ho addosso fa meno caldo di un pigiama di seta. Ma il freddo è l’ultimo dei miei pensieri, sono ipnotizzato: fermo a non più di 30 metri da me c’è un orso adulto che scuote la testa come un pendolo, da sinistra a destra, abbassandola quando passa per il centro. Saranno 2 minuti che ripete la stessa mossa, ed io due minuti che son qui pietrificato. Tutto attorno regna il silenzio. L’orso è dietro una rete, non è ancora tempo per essere la cena di qualcuno, ma la sua visione inaspettata mi folgora.

Ad un certo punto la porta della casa che mi sta affianco si apre, compare un vecchiettino tutto barba e ossa, tutto curvo nei suoi tanti anni, mi fa cenno di entrare.

In casa fa caldo e si respira un aria di vita isolata. Seduti a tavola ci sono altri due autoctoni, in tre non fanno due parole di inglese. Sul frigorifero c’è un magnete con la foto di un orso, c’è scritto “juuso”. “Juuso” gli dico io, “sono venuto per vedere gli orsi, gli juuso”. Ridono.

Nel frattempo mi sono raffreddato, uscito di casa mi infilo rapidamente in foresta, accendo il fuoco e fantastico sul giorno dopo, quando avrei incontrato “juuso”.

Quando l’indomani entro nella reception del centro, mi rivolgo alla ragazza dietro il banco, l’inglese non è proprio il punto di forza dei lapponi, cercavo di capire se il posto fosse un centro di recupero o un vero e proprio zoo, nel qual caso avrei aspettato volentieri un’altra occasione per il mio primo incontro ravvicinnato con l’orso. Succede così che per superare i limiti linguistici, chiama un tipo vestito come un pescatore, l’unico seduto ai tavoli del bar. Comincio così a raccontargli la mia storia. Una tazza di caffè e mi offre di passare la giornata e la notte nel suo cottage, a pochi chilometri, che vuole parlare di affari. Juuso l’orso avrebbe aspettato.

Le 48 ore che seguono sono passate tra gloriose raccolte di ribes, grondante da cespugli carichi di bacche come carichi di neve sono abeti di montagna, fuochi e storie sulle sponde del lago sul quale si affaccia il cottage. Renné, questo é il nome dell’uomo vestito da pescatore, si è rivelato un batterista con 40 anni di esperienza alle spalle, un pensionato con l’energia e i progetti di un ventenne.

Tra una jam di batteria-didgeridoo e l’altra, siamo così finiti a fantasticare sulla possibilità di organizzare un viaggio guidato per chi volesse vedere gli orsi in un contesto un poco più equo di uno zoo, e che altrettanto voglia scoprire che vita si fa qui nel nord.

Se nel pacchetto ci inseriamo anche Aurora (la guida naturalistica quasi diplomata alla scuola triennale finlandese, un corso notevole, con nozioni di sopravvivenza in foresta e nella neve), e amalgamiamo il tutto con pernottamenti in 2 centri per attività outdoor, piantati nel mezzo di profonde foreste, e un’escursione di 3 notti in kajak lungo 70 km di un sistema di laghi (il tutto supportato da attività locali specializzate), allora la fantasia mia e di quel pensionato può assumere una forma più concreta, e magari rappresentare una bella opportunità per chi, famiglia o singolo, voglia vivere un contatto più diretto con la natura selvaggia di una crociera, ma non abbia tempo o la sufficiente depravazione mentale per lanciarsi all’avventura a cavallo di una bicicletta, o calzando i propri scarponi.

Tornato in Italia per una breve pausa, questo inverno, mi metterò all’opera per dare forma a questa idea e renderla un viaggio vero per l’estate che verrà. Nel frattempo mi farebbe piacere che chi potesse avere un barlume di interesse, me lo scrivesse qui sul blog, cosicché possa farmi un’idea di che pubblico incontro con una proposta del genere.

OMO DI MONDO? MAH... VOCE DI UN AMORE PROFONDO.OMO DI MONDO? MAH... VOCE DI UN AMORE PROFONDO.66648-img_2556bcb7a-img_2538(penso ci sia davvero del sano nel lavoro di questa gente, ma certi recinti per ora sono troppo piccoli)

Nei giorni che sono seguiti, ho pedalato tanto,100 km al giorno in media. Dovevo arrivare a Jivaskula, in tempo per anticipare l’arrivo del mio vecchio. Qui ci saremo fermati nella fattoria con cui avevo preso contatti per lavorare per un pochetto dopo la departita del padre, un paio di giorni per organizzare una piccola avventura per i numerosi laghi di quest’area.

Succede così che il giorno prima dell’arrivo a destinazione, sono spaparanzato sul molo di un lago, ad acchiappare quanti più fotoni, di un sole ancora stranamente clemente per un settembre scandinavo.

Sto cercando di inviare una mail alla padrona della fattoria, per dirle che sono in dirittura d’arrivo, ma c’è un particolare, nella pagina-profilo di questa azienda, che attrae la mia attenzione: “a circa 100 km da Helsinki” c’è scritto. Ma come? Aspé, non mi sembrava di essere così vicino alla capitale…

Mò vado su Google maps…eeee 380 km, olé!

Scopro così che l’indirizzo indicato nella mappa del sito era errato. Altri 4 giorni di fatica, mattine gelide e solitudine, che è bella si, ma nella giusta dose.

In quel momento avrei desiderato retrocedere ai miei 5 anni, infilarmi il pollice in bocca e cullarmi nelle braccia di mamma. 2 di queste 3 necessità proprio non potevo soddisfarle, sulla terza ha vinto la mia dignità e il pollice è rimasto asciutto. Ma 30 secondi dopo mi stavo battendo a tappeto tutti gli inserzionisti di couchsurfing ( gente che offre ospitalità a casa propria in cambio della buona compagnia  di un viaggiatore, si spera).

Non tutti i mali vengono per nuocere, si sa, e i 4 giorni seguenti sono passati in socialità e nel tepore di case vere.

Quando il mio vecchio è arrivato a Tampere, a 3 ore di treno dalla vecchia fattoria, dove eravamo diretti, è sciopero generale dei mezzi di trasporto, e piove a catinelle. Nel dubbio non lo avviso di nulla. Neanche del fatto che la destinazione è magicamente slittata da 100 a 300km di distanza.. Un paio d’ore prima dell’arrivo mi incammino a piedi, chiuso in una mantellina gialla imprestata. Per fortuna un estone con lievi tendenze leghiste mi da un passaggio fulmineo su un audi tipo navicella spaziale.

Arrivo in aeroporto, ritiro il padre, e di qui incomincia la storia di cui il titolo ho fornito all’inizio di questo papiro biblico.

Quindi:  NELLA VECCHIA FATTORIA, SENZA LO ZIO TOBIA MA COL BABBO VANNI.

Alla stazione di Tammisaari, ameno paesello affacciato su un lungo lago, che a sua volta si affaccia sul golfo di finlandia, aspettiamo che l’emissario mandato dalla fattoria appaia a noi. Una macchina rossa si ferma, è guidata da una bionda, modello finlandese-stereotipo. Balzo in piedi ed  indosso il sorriso delle occasioni speciali! La macchina riparte.

Ne arriva un altra, esce il sosia di “Doc” di Ritorno al Futuro. È Simon, ed è la persona che stavamo aspettando.

Willa Westegard, così si chiama la “fattoria” si mostra 400 metri prima del nostro arrivo. Come la foresta lascia spazio ai verdi pascoli, la casa padronale azzurro puffo appare in lontanaza, adornata dei suoi alberi tondi e isolati, a contrapporsi agli slanciati abeti e betulle delle foreste circostanti.

Willa Westegard è un paradiso, una perla piantata in una campagna dove le abitazioni sono così poche da perdersi tra gli alberi, passando inosservate alle volte. Le case sono tutte di legno e hanno i colori della primavera, sono così integrate col territorio naturale da sembrarne un adornamento di buon gusto.

Nel giardino pascolano libere capre e capretti, cavalli e cani. I gatti si trovano appollaiati a qualche mensola o asse sporgente nella rimessa.

01b74-img_2850b3e07-img_2843b2864-img_28427180a-img_2845941f8-img_2878

Shanti, che in sanscrito (mi pare) o comunque in India, significa “pace”, è colpevole di tutto questo. Shanti è un personaggio ermetico e poliedrico, di una riservatezza affascinante. È maestra di tantra, la migliore in Finlandia si vocifera.

Quando le parlo dell’intenzione di noleggiare una canoa e fare un escursione di più notti per le isole dell’arcipelago vicino, “puoi usare la nostra”, mi dice. “Abbiamo un kajak biposto parcheggiato sulle sponde del lago”.

Senza parole, che c..o

L’indomani io ed il Vanni prepariamo accuratamente i bagagli, prestando specifica attenzione a contenere i pesi. Solo 10 kg di cibarie, per 3 giorni di viaggio. Viva l’Italia!

Giunti alla spiaggia ci accorgiamo che il Kajak ha visto giorni migliori. Il vecchio telaio in vetroresina e’ pieno di crepe, vernice scostrata, e le guarnizioni vengono via a toccarle.

I sedili se li è portati via l’usura. Al loro posto troviamo dei materassini da yoga e il piano di una sediolina in legno, senza gambe. Vanni non pare molto convinto.

Non ci scoraggiamo, carichiamo il fiero mezzo fino al limite, siamo ora pronti per la guerra.

3,2,1 si parte!

“Vanni, è un impressione o stiamo imbarcando acqua?”

“Lori torna a riva, rapido!”

Il giorno 1 la nostra escursione è durata 50 metri, compreso il ritorno.

Non sazi di fallimento, ci riproviamo il giorno seguente, questa volta però alleggerendo un bagaglio in particolare: il portafoglio! kajak biposto all’ultimo grido consegnato sul posto. Eccheccavolo!

204c6-img_2634abed6-img_2685

Il mio vecchio mi ha dato una soddisfazione immensa nei 3 giorni che sono seguiti, sembrava ringiovanito di 20 anni, una tenacia che non gli vedevo addosso da tempo, un divario così grande tra la i suoi limiti psicologici e quelli reali. Ancora una volta a ricordarmi che i limiti sono solo nella nostra testa.

L’ultima affermazione tuttavia è forse un poco parziale, se consideriamo i limiti linguistici, gli stessi che hanno fatto si che 2 giorni più tardi, Vanni, il navigato veterano canoista, finisse chiuso fuori dall’aeroporto alle 2 del mattino, solo come un pinguino in Jamaica, alla mercé dei venti e dei pochi gradi sopra lo 0 termico.

Così anche questa tanto attesa avventura con mio padre è andata.

È affascinante, dall’inverno scorso mi sembrano così tante le vicende accadute, gli step superati, tanti pieni di significato. La senzazione che solo ieri, stessi costruendo il sogno di compiere una determinata impresa, e oggi questa appartenga al passato, ma mi abbia lasciato così tanto. Tale penso sia il potere dell’incondizionata offerta del meglio di sé per la causa della ricerca e del mantenimento della felicità.

a91d8-img_2642

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...