COME BLOGGER SONO DA BUTTARE

Come blogger sono da buttare, eh si. Nono solo ogni post ha un ritardo cronico di un paio di settimane sulle storie che racconta, ma ora raccoglie pure cose scritte su facebook giorni addietro.
Mi scagiono con la scusa che da quando sono arrivato a Zurigo sono entrato subito nel vortice del lavoro, ricerca di una casa, bla bla.. oggi primo giorno di pausa che si possa chiamare tale ( scandito solo da musica e corsa nelle foreste attorno alla citta’, il day off dei sogni), percio’ posso racimolare un po di tempo e fare luce su cio’ che e’ accaduto dalla… cribbio, dalla finlandia! non do notizie del viaggio da piu’ di un mese, vergogna 🙂

Imbastisco la storia con una cronologia cacofonica, meglio direi jazz. Si comincia da 2 settimane fa:
25 novembre      Zu ri goooooo! Non ci credo ancora, basta piedi gelati per intere mattine, sveglie alle 5.30 per sgusciare fulmineo fuori dai miei 2 sacchi a pelo ( già ingossando felpa e doppio paio di calzoni), e infilarmi in un paio di scarponi croccanti di ghiaccio per correre a fare legna per un fuoco che precedesse l’alba, e che risvegliasse mani e piedi da principi di ibernazione.
Non ci credo davvero, così poche certezze e ciò nonostante tutto che si realizzi così naturalmente seguendo il filo dei miei sogni in continua evoluzione.
Felicità pura portare a termine una missione, specialmente quando così provante. Le mete hanno sempre un carico di fiducia personale notevole, ci si vuole sempre un gran bene a concludere vittoriosi le battaglie con se stessi.
Lascio che le meraviglose esperienze degli ultimi quasi 5 mesi, quasi 5000 km, si depositino e decantino come il buon vino. E fomentino quella voglia di ripartire che è già un seme in me.
La gente che ha le radici ben piantate nella terra, che vive di una vita semplice collegata con la natura e i suoi ritmi, apprende da essa una bella saggezza. Sanno che come le stagioni dei raccolti, ogni cosa giunge a suo tempo. E che per avere un raccolto di cereali più corposo l’anno successivo, il campo và coltivato ad erba medica ciclicamente. La terra ha bisogno di eterogeneità di colture, noi di dinamicità di esperienze. Ora è tempo di mettere un pochetto di radici, di rinfrescare la ritmica con un cambio di tempo.
Ieri pomeriggio sono arrivato in città con tanta energia e speranza, oggi ho un lavoro e una quasi casa.
La magia di vivere costruendo forti principi e valori si esprime anche nella possibilità, anzi nella certezza di incontrare persone che condividono gli stessi valori e che, oltre ad infonderti un meraviglioso senso di fratellanza, sono in senso pratico, vere e proprie porte verso avventure nuove e vicine a te stesso, a ciò che ami e che sogni.
Questo per dire che non mi sembra vero che oggi, 24 ore dopo essere arrivato in città ero a servire ai tavoli di uno splendido ristorante vegano biologico, con cibo di una bontà squisita (sfido qualsiasi sbranabistecche a smentirmi) , clienti carinissimi, e un team di burloni, che sembrano saper bene i principi del rispetto e della vita in armonia, il cui culmine è proprio il boss, Amelie fatto a uomo.

Insomma, in formula matematica comprensibile a un pollo:
Fiducia nel proprio cuore + senso di sacrificio e volontà = tanta felicità ( materia altamente contagiosa)

Nelle ultime 2 settimane la scena e’ stata giustamente dominata dal lavoro al ristorante. Beh insomma, con mansioni di cucina, servizio in sala, carpenteria e idraulica, cio’ di cui occupare il proprio tempo non manca. E d’altronde con gelati vegan ad-libitum (illimitati), ritmi e energia sul posto di lavoro da gathering hippie e con salario svizzero, non vedo di cosa dovrei lamentarmi.
Un meritato sollievo dopo essermi fatto un mazzo tanto per arrivarci, qui in svizzera.
Salutata Villa Westegard in Finlandia mi sono dato da fare per percorrere nel minor tempo possibile i circa 3000 km che mi separavano da Zurigo.
I 15 giorni negli stati baltici, Etonia, Latvia e Lituania, sono stati belli intensi. Molti imprevisti, di sicuro piu’ del previsto; che di per se’ prevedeva una gia’ discreta dose di imprevisti. Ma l’imprevisto e’ tale in quanto non preveduto. Non se ne esce..
Per fare chiarezza e’ in cantiere uno schemino didattico degli imprevisti, e pure dei fatti previsti o prevedibili, insomma della guerra dei Baltici.. Ma e’ un progetto lunghetto e potrebbe volerci ancora tempo.
Giunto a Vilnius, capitale lituana, sono ricomparsi i treni, tecnologia troppo aveniristica per Estonia e Latvia. Cosi’ e’ stato che con tutto il rispetto per la campagna polacca, immutabile per 1000 km, ho optato per l’opzione “30 euro=polonia in treno”.
Alle 9 di sera sono approdato nella splendida Zakopane, al cospetto delle Tatra mountains, catena montuosa con nulla da invidiare alle montagne alpine, al confine con la Slovacchia.
Da qui 4 splendidi giorni in Slovacchia appunto, tra castelli (quello piu’ austero del conte Draqula, sbalorditivo!), montagne e torrenti. Finalmente un panorama con della profondita’, dopo 2 mesi di piattume finlandese e baltico.
Segue a ruota l’Austria, scandita in tappe :
Vienna-Linz: 180 km, 3 giorni. Ore 5 del pomeriggio del giorno 1: “hmm c’e’ il vento a favore, la pista ciclabile corre sulla sponda del Danubio per tutta la tratta, mi sento bello carico, ma perche’ non farseli tutti stanotte sti 180?! il seguito prova  che mi ero fatto un film: fail epico, vento contrario da 15 minuti piu’ tardi, pista ciclabile interrotta, colline, colpi di sonno da cadere dalla bicicletta, accampamento di fortuna e notte nei vestiti sudati da ciclismo. 70 km in circa 9 ore 😛
Condizioni simili fino a Linz, vento contro che neanche avessi imprecato contro Eolo.. pero’ paesaggi mozzafiato, specialmente nella parte in cui il Danubio solca le montagne.
Arrivo a Linz, bandiera della pace issata sul carrello quel giorno, quello che seguiva la tragedia di Parigi. Al centro di Sri Chinmoy mi aspettano per la meditazione quella sera. Doccia, merenda al negozio di alimenti biologici della meravigliosa Gannika, una persona che dopo un giorno mi sembrava di conoscere da una vita, e dritto a  meditare, tutto di un fiato. La mattina sono pronto a ripartire. Ma questo succede solo nel pomeriggio, Gannika e la possibilita’ di un pranzo caldo e bio hanno un ascendente troppo forte…
Tappa 2: Linz – Salisburgo : Partito da Linz carico come un bue da soma di ogni sorta di prodotto bio (che Gannika mi aveva regalato, trotterellando leggera tra gli scaffali del suo negozio con il solo intento di trovare le cose piu’ golose, per la pura gioia di dare, senza aspettare nulla in cambio) pedalo le mie oneste 9 ore per fermarmi alle 2 di notte sulle sponde di un lago. Il giorno dopo arrivo a Salisburgo. Altro centro di Guru, altri splendidi discepoli pieni di qualita’ da trasmettere. Ed invero, 2 ventenni, non sono solo! bello poter vedere l’energia della giovinezza sposarsi con la purezza di un animo dotato di aspirazione spirituale.
Stesso schema: arrivo, pranzo a gratiss in ristorante vegetariano legato al centro, doccia, meditazione, sonno, partenza.
Tappa 3: Salisburgo – Zurigo : tappa scandita da una notte ospite a Innsbruck da Lorenzo e …. mannaggia la memoria.. coppia di veterani cicloturisti e con esperienza decennale nell’offrire rifugio a conspecifici viaggiatori delle 2 ruote. Scopro cosi’ che l’anno prima avevano ospitato Mohammed, conosciuto in agosto vicino Capo Nord.
Da Innsbruck 3 giorni per Zurigo, tanto, tanto ma tanto freddo. E vorrei vedere, con un passo a 1800 a meta’ novembre.. Degna di nota la chiamata skype al mitico Andre Brogi metre pedalo dentro una bufera di neve, con la cassa bluetooth appesa al collo tipo guinzaglio.
La neve l’avevo prevista, cio’ che mi era sfuggito pero’ era la possibilita’ di non riuscire a salire, per quanto forte fosse la mia volonta’. Fatto sta che a quota 1500 mi slitta il posteriore neanche avessi un Ducati. Grazie a dio a 2 km ci stava una stazione del treno (invero, a 1500). Ovviamente io, volpe, compro il biglietto piu’ economico, 5 minuti, giusto per svalicare. Scendo, e’ buio e c’e’ piu’ neve di prima. Almeno e’ tutta discesa. Appunto, un freddo che non lo raccomando neanche a un tricheco.
L’ultima notte deve aver fatto lo zero assoluto, 2 sacchi a pelo, 2 paia di calzoni, pail e cio’ nonostante un freddino di quelli che ti tengono in dormiveglia.
Al cartello “Zurigo” mani al cielo come se avessi vinto una gara ciclistica, na gioia tanta. Intanto Yann Tiersen faceva volare leggeri i pensieri come non mai, le mete hanno sempre una energia superiore, riesce piu’ facile vivere nel cuore piuttosto che nella mente con i suoi poco necessari scarabocchi di pensieri.

 
 

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