GLI SPAGHETTI ALLA ZUCCA PIÙ BUONI CHE ABBIA MAI MANGIATO!!!

…E non solo, probabilmente nella top 50 dei piatti di pasta più gustati di sempre! Per non parlare poi del semplice ma commovente panino al pecorino di oggi a pranzo, o del poetico pezzo di torta cacao e nocciole al passo della Raticosa, tra Emilia e Toscana. E pensare che gli spaghi erano un rimasuglio freddo e oramai un po’ scotto che sballottato per ore in un contenitore di plastica nel fondo di uno dei borsoni da bici era diventato un pappone colloso e omogeneo!. Ma c’e una magia – che in buona parte si può chiamare FAME VERA, ma la quale non è il solo ingrediente di questo incantesimo – che governa la percezione della bontà delle cose. La chiamerei “coscienza”, ed è una combinazione di stato d’animo, senso di merito e si, fame, che fanno sì che quel panino, quella torta o la sbobba di stasera, dopo ore di fatica, e mesi di nulla sportivo, sembrino sfornate da Cracco in persona in un giorno di ottimo umore – apparentemente rarissimo- .

Mi viene spesso in mente in queste occasioni la scena di quel meraviglioso film che é “into the wild”, in cui il protagonista ( si chiamava Alex forse ?), appollaiato sul ciglio della strada, lusinga la mela che sta mangiando garantendole di essere la mela più buona che abbia mai sentito. Ok, c’è da chiedersi perché di tutto un film, questa sia una delle scene che mi sono rimaste piú impresse ma il punto è che questa è una regola valida in molti casi, ad ampio spettro: tanto più qualcosa è meritato, tanto più è ottenuto con determinazione e impegno, quanto più appagamento porta con sé.
Sennò, tolta la spiegazione della malattia mentale, come ci si spiega la determinazione degli alpinisti, che si fanno un mazzo quadro tra principi di ibernazione, dolori ovunque, fatiche stellari, per raggiungere una vetta che è bella si, ma che a conti fatti, quanto è costata?
Oggigiorno c’è una tendenza dilagante all’approccio quantitativo. Si ha fretta di fare tutto e timore di fare poco. Si finisce cosí ad ingozzarsi di un sacco di cose: di cibo – è davvero raro oggi vedere qualcuno mangiare lentamente gustandosi ogni boccone; e magari standosene in silenzio per un po!. Oggi si ingurgita e via, pronti per un altro impegno o per un altro piatto, quando spesso si è già sazi!- , ci si ingozza di beni e possessi, di pensieri -si pensa sempre, si contempla così poco-, di esperienze – spopolano le vacanze “mordi e fuggi”, sembra che si dia ben più importanza a vedere cose che a vivele-.
Non che non ci sia dentro anche io fino al collo, del resto così veniamo cresciuti da subito, così gira quasi tutto quello che ci sta attorno; come non farsi influenzare?!. Peró sto cercando sempre più di liberarmi da questo setting mentale e non per niente amo viaggiare così, con una bicicletta stracarica che sembra uno di quei motorini che si vedono in cina, carichi fino quasi a coprire il conducente – o così mi sembra a me dato che oggi per un buon 3 ore procedevo ai 5-7 /h per delle salite che a me sembravano le interminabili scalinate dei templi in asia, e invece erano solo i passi appenninici, che non superano i 1000 metri-.
Sulla strada ho avuto conferma dell’incapacità dei ciclisti romagnoli di salutare quando un altro passa nel senso opposto. Lo avevo notato andando a Ravenna poco tempo fa, paccate di nonni su bici da corsa -il ciclismo è lo sport nazionale in romagna- e tra questi non uno che tendesse gli zigomi per accennare un sorriso! La mia romagna, che si diceva che quando, come viandanti, si cominciava a ricevere vino invece che acqua dalle case in cui si sostava per rabboccare il boccale, si fosse giunti in romagna!
Bello il mio appennino, in autunno appena iniziato, visto con altri occhi, scandito da respiri lunghi.
Bella l’aria frizzante, che sembra un presidio dell’autunno e della primavera e che a me mi ha sempre dato un forte senso di vita, di energia nell’aria.
Bella la musica di Ravi Shankar, mezz’ore di sitar e tabla indiani, che accompagnano così bene la lenta dimensione tempo del pedalare in salita.
Meno belle le fonti secche e più di un ora a bocca asciutta, o le dita dei piedi che alla lunga bruciavano dal caldo, come ci fosse un infiammazione o le gambe che non consentivano di accelerare neanche un fili l’andatura e che promettevano acidosi.
Domani mattina vediamo che sorprese…

A proposito, non l’ho detto sono partito per la Sardegna!

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...