VOLETE UN CONSIGLIO PER UN VIAGGIO IN SARDEGNA? ECCOLO: VALLE DELLA LUNA!

Penso che andare in Sardegna e non vedere la Valle della Luna sia come fare una torta e non metterci lo zucchero, venire in Romagna e non assaggiare almeno una piadina squacquerone e rucola, andare in Australia e perdersi la vista di un canguro in libertà! E lo dice uno che in 5 viaggi più o meno lunghi sull’isola non ci aveva ancora messo piede.

Ma che non ci si vada solo per farsi sbalordire dalla grandezza della natura che riempie ogni centimetro della Valle, per scattare due fotografie al totem che silenzioso la osserva, per mettere il culo ammollo e per poi andarsene dopo qualche ora convinti di aver afferrato tutto, o quasi, quello che un posto così può dare.
La Valle non è una ma bensì 7 – sette baie circondate da torri e bastioni di roccia – ed è uno dei posti la cui maestosa fierezza di roccaforte di pietra è rimasta più intatta ed incontaminata all’impronta umana. Ma la Valle ( o meglio le valli ) è abitata; e lo è dagli anni settanta quando una comunità di alternativi vi si stabilì occupandone le grotte e gli anfratti naturali scavati nel granito dal vento, dalla pioggia e dal sale.
Da quegli anni credo non sia mai stata disabitata, neppure in inverno. Ovviamente nella stagione fredda pochi sono quelli che rimangono; <<in certi momenti >> ci racconta Aquila << il vento freddo soffia per giorni senza posa ed è difficile non uscirne rintronato >>. Lui vive qui da 5 anni e l’ultimo lo ha passato senza il becco di un quattrino. Aveva rimasto 12 euro in tasca e ci ha offerto da bere al bar nel paese vicino, poi è tornato in Valle ed è cominciato il suo esperimento.
La sua casa, la sua grotta, la sta costruendo con ciò che porta il mare e che si dimentica chi come noi ( dopo migliaia di km di vagabondaggio solitario un’altra anima ciclistica è venuta a fare un po’ di strada insieme a me) viene a fare campeggio libero. In estate ci possono essere anche un paio di centinaia di persone. La grotta è costruita tutta con piante secche intrecciate assieme a bastoni di tende rotti ,che vanno a chiudere un anfratto roccioso su due lati formando un locale di forse 4 o 5 metri quadri. Qui Aquila dorme, prepara il caffè – buonissimo!- ed accoglie ospiti, come lo siamo stati noi – non più di 3, è categorico!-.
Il nostro padrone di casa ci tratta con fare accomodante; il suo viso e il suo scandire lento le parole trasmettono un senso di rilassatezza. Ha vissuto molto tempo in India ed altrettanto in Messico a contatto con le realtà spirituali locali, è stato Monaco per 12 anni: si svegliava la mattina all’alba e prima d’ogni altra cosa meditava per un paio d’ore <<poi cominci la giornata e hai una tigre nel motore!’>> dice.
<<Ora se voglio bermi un bicchiere di vino con un amico lo faccio. Tuttavia ho mantenuto i miei ritmi, mi ritiro a letto presto e mi sveglio all’alba per meditare>> .
Posso ben capire che un rinunciante come lui – in India si dice ”sannyasa”, colui che rinuncia ai beni ed attaccamenti materiali per perseguire la via della liberazione dell’anima- si trovi a casa in un posto come la valle della luna. La maestosità delle cattedrali di pietra che ti circondano su ogni lato e che come entri nella valle ti fanno sentire così piccolo, le assurde forme plastiche dei graniti che paiono esser stati lava plasmata e congelata da venti gelidi, così peculiari alle volte che sembra proprio certi massi abbiano un’anima ed una loro individualità, il mare che non è mai troppo lontano e accompagna ogni momento col suo scrosciar d’onde, tutte queste cose fanno sì che s’accenda nel uomo la necessità di scavare un pochetto più a fondo, di stringere un legame più intimo con la natura.
Personalmente vedevo ogni roccia sopraelevata, ogni balconcino rivolto al mare, ogni anfratto tra i cespugli come un luogo di pace dove andare ad allentare la presa dei pensieri, lasciarli volar via col vento di mare, aspettando l’alba o osservando il tramonto.
È proprio in questi momenti che la Valle dà il suo meglio: le rocce si tingono d’oro e le ombre che si allungano e scolpiscono nuove forme, cambiando ancora il volto dell’ambiente.

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La casa di Aquila.

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La Valle porta in realtà il nome di Capo Testa e sta ad una manciata di chilometri da Santa Teresa di Gallura.
Il nome Valle della Luna in realtà si ripete nell’isola, un’area omonima si trova vicino a Tempio Pausania, a non più di 100 km (ma probabilmente anche parecchi di meno) da Santa Teresa. Anche questa non scherza affatto: campagne d’alto piano dove alberi ed arbusti, lecci e querce da sughero sono piegate all’unisono nella direzione in cui spira il vento più forte, ed una moltitudine di colline di granito bianco dominano le terre circostanti.

 

Ma c’è ancora una Sardegna che non conosco: è quella che conoscono in pochi, che passa inosservata, lontana dalle rotte turistiche come dalle coste. È quella dove le radici sono ancora profonde e le tradizioni poco contaminate. Dove un vegetariano quasi astemio come me se la potrebbe vedere brutta davvero! Ma guarda caso è proprio dove voglio andare. Ho pensato che viaggiare come viaggio io, con pochi limiti di tempo e a contatto con la terra e le sue genti, è un opportunità per cercare e conoscere uno degli aspetti più peculiari ed identificativi di area o di un popolo: la musica.
La Sardegna è un ottima base di lancio per un progetto del genere; è un caleidoscopio di tradizioni musicali e folcloristiche ben preservate, senza contare che pochi come i sardi sono felici ed orgogliosi di mostrare le proprie competenze, se così si possono chiamare.
Quindi più o meno si capisce che direzione prenderò nei prossimi giorni…
Au revoir!!

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