SVILUPPI

image

UGANDA

Dove l’abbia imparato la Farnesina che in Uganda, tolto l’inglese, si parla prevalentemente lo Swahili, non lo so. Ma potrei avere qualcosa da ridire. Stando a quello che mi dicono qui invece, lo Swahili è la lingua delle tribù del nord est, che confinano col Kenia, e del corpo militare. Questo perché Idi Amin, il sanguinario despota che ha comandato il paese nel decennio 70′-80′ e a cui, in buona parte, si deve la nomea che l’Uganda ha d’essere un paese violento, esordì la propria carriera militare in Kenia, dove appunto lo Swahili è la lingua ufficiale. Inoltre, e sopratutto, buona parte del corpo militare nazionale proviene dai clan del nord, più avvezzi alla guerra e anche fisionomicamente – più alti – di più facile reclutamento.
Qui nelle campagne di Bukomero, a circa 80 km da Kampala, si parla Luganda, la lingua della tribù Baganda, la più numerosa del paese.
Alcuni termini in Luganda cambiano di significato se pronunciati più o meno lentamente, o spostando gli accenti da una ad un altra vocale. Forse è così che una delle circa 50 tribù, qui in Uganda, riesce a comunicare con un vocabolario di sole 180 parole!
Sarà una coincidenza, ma nei casi che ho incontrato, lo stesso vocabolo, pronunciato rapidamente, ha un brutto significato, mentre se lo si affronta una buona dose di flemma africana, ne assume uno più positivo.
Mi sembra di vedere un perché in questo, una relazione tra il linguaggio e lo spirito del suo popolo, rilassato.

Al campo di volontariato lo viviamo eccome questo spirito. Qui non c’è elettricità, nè gas, non c’è acqua corrente, e quella che andiamo a prendere al pozzo, a mezzo chilometro, è da bollire prima d’essere usata.
Questo basta a riempire mezza giornata, e l’altra mezza, chi vive qui, la impiega a badare al bestiame, a lavorare in piccole coltivazioni famigliari o a raccogliere manghi deliziosi che cadono a terra da soli, quando pronti. Ma tutto questo con una gran calma, al ritmo del canto degli uccelli.
Quelli sono una costante e sono davvero lo zucchero che condisce tutta questa dolcezza che è l’Africa rurale – quindi grazie a dio, la maggior parte di essa -. Ogni mattina mi sveglio nella mia hamaka accompagnato da una gloriosa sinfonia di vite, che paiono rendere omaggio al sole per esser ancora una volta tornato ad aprire il sipario di un nuovo giorno. È alle 6 del mattino, mezzora prima dell’alba, quando l’umanità tace ancora, che il coro raggiunge il suo apice, riempie ogni spazio, sazia lo spirito.
Me ne sto qui, seduto all’ombra del mio Alberello dei Pensieri, che dall’alto – mezzo metro – della sua collinetta erbosa, troneggia sulla radura tutta pascolo e cespugli spinosi, e devo interrompermi spesso nello scrivere, perché, mai troppo lontano, irrompono scene di uccelli meravigliosi che si prendono la mia attenzione. Sono tantissimi, coloratissimi e sembrano tutti uno diverso dall’altro.
Questo è davvero l’impero del colore. Persino gli animali che conosciamo: la lucertola, la formica, hanno delle tonalità vibranti e accese. I manghi gialli ed arancioni, le banane, i fiori e le vesti delle donne quando vanno al paese a vendere o a comprare.

Ma c’è anche il risvolto della medaglia. Qui la privacy è un bene di lusso. Quando riesco mi ritiro all’Alberello dei Pensieri, ma anche lì subisco incursioni dei marmocchi pastori. Non fosse che quasi tutto ciò che possiedo è per loro qualcosa di mai-visto-prima, me la caverei più facilmente.
È per me una prova questa, dover essere sempre pronto a cambiare piani, ad attendere, ad assecondare i continui imprevisti dovuti alla mancanza di organizzazione. Anche in questo l’Africa non si smentisce, tutto sembra seguire la legge del << hakuna matata >> – senza preoccupazioni -. L’organizzatore del campo di volontariato ci aveva provato, i primi giorni, a buttar giù un programma; ma da quando è dovuto ripartire per sbrigare degli affari, questo castello di carta, ha cominciato a sfaldarsi. Il gruppo di turno in cucina tarda sempre di più a servire i pasti, l’acqua potabile – bollita – spesso non c’è, e si opta per continuare ad esercitarsi nei balli tradizionali, piuttosto che mandare qualcuno a prepararne della fresca.
Il tempo dedicato alla musica e ai balli è sempre meno, e da qualche giorno i tamburi neanche si tirano fuori. Senza qualcuno che diriga, con un po’ di polso o di entusiasmo – basterebbe -, tutta la comunità sta cadendo nell’indolenza. Ogni giorno ci si sveglia un po po’ più tardi – io continuo a rispettare il mio appuntamento con l’alba, lo adoro – e oggi, all’ora che si era fatta quando il gruppo si è alzato, non valeva neanche la pena mettersi a preparare la colazione, che essendo da impastare e cuocere, non è proprio una cosa svelta. Qualcuno è andato in paese col Boda a prendere pane e burro et voilà, il pasto è servito!.
Ma qui nasce l’interrogativo: cosa devo fare, continuare a pensare all’occidentale, misurare questa realtà con il mio metro, incasellare tutto in due compartimenti, giusto e sbagliato? O forse qui vigono altre logiche, e i problemi sono meno problemi di come mi venga normale pensare. E poi, a prescindere dall’esistere di un giusto e sbagliato obiettivi in queste, in fin dei conti, insignificanti questioni, c’è anche da considerare il mondo in cui questa gente ha vissuto fino ad ora. Se la povertà, la scarsità di risorse economiche, costringe la popolazione a vivere in un sistema fondato sull’improvvisazione, i prezzi sono da contrattare, il lavoro è un privilegio che puoi avere oggi, ma non domani o, come nelle campagne, tanto è dipendente dalle leggi mutevoli della natura e non dalle regole del sistema, cosa ci si può aspettare, che questa gente si ponga il problema di rispettare gli orari dei pasti?

Quaggiù c’è tanta ignoranza del mondo esterno. Ad esempio, la tendenza generale è quella di pensare che l’Europa sia la terra promessa e l’occidentale, ricco per definizione, sia la panacea a tutti i mali, il viatico della redenzione. Durante il viaggio aereo, il mio vicino di posto, dopo pochi minuti di conversazione che non aveva affrontato con molto entusiasmo, mi propone di avviare una collaborazione in un progetto agricolo. Lui ci mette la terra, io il resto. Rimango un po’ spaesato e gli chiedo qualche delucidazione. Dice che avremmo sviluppato un progetto e io avrei dovuto coinvolgere un azienda o ente europeo che ci avrebbe sponsorizzato. Ecco fatto.
Lo dice con convinzione, allora cerco di scavare più a fondo, di capire se questa è una strada già aperta, se ci sono già collaborazioni di questo tipo… Mi liquida. Non faccio al caso suo, troppi dubbi?
L’altro giorno invece, un tipo tutto occhiali da sole e stile da ghetto, patetico, mi avvicina e, gesticolando come se cantasse una canzone rap, mi dice << ciao man, voglio il tuo contatto perché ti adoro, voglio essere il tuo migliore amico >>. Ecco, questo era un caso disperato, ma la realtà è che qui davvero pochi hanno una stramaledetta idea di che mondo sia l’Occidente. Lo pensano tutto macchinone, tecnologia e bella vita. E in effetti, in confronto a qui, lo è pure. Ma costruire un opinione pubblica di questo tipo è l’interesse delle grandi aziende occidentali che, in questo modo creano ad hoc la domanda necessaria a vendere i loro prodotti, le loro bibite, i loro smartphone, gli anabolizzanti per palestra, i piani tariffari. E a dirla tutta, ci stanno riuscendo eccome. La cinematografia, mi racconta Paul, è esclusivamente americana, e i film sono perlopiù << supereroi ed effetti speciali >>, si diffonde il mito di ragazzi pieni di muscoli e ragazze bellissime. L’obesità non è un problema americano.

Questa una prima impressione, condita di interrogativi, di un briciolo di tristezza, ma anche di quotidiane gioie, nel vivermi questa fetta di mondo, così simile e così differente.

imageimageimageimageimage

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...