Proprio quello che vado cercando…

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UGANDA

Ammazza già sabato 10! In effetti questa dozzina di giorni in Africa mi sembra pure passata, ma a dirla tutta, già mi sento addosso un briciolo d’ansia per l’avvicinarsi della data del ritorno. Finirà pure di stupirmi così, e così spesso, questa Africa; ma credo proprio che questi 3 mesi voleranno e non basteranno a saziarmi.
Sono di nuovo sotto al mio alberello, che se ne sta piantato sulla sua collinetta di mezzo metro. Accanto a me si sono accomodati due mocciosi che badano una piccola mandria di bestiame – quelle vacche dalle grandi, stupende corna ricurve, soggetto frequente degli scatti dei grandi fotografi che hanno visitato l’Africa -.
Uno lo conosco già, si era riservatamente appollaiato nei pressi dell’alberello, l’altro giorno, quando stavo per tirar fuori il telefono per chiamare casa. Qui di tecnologia ne vedono ben poca e non c’è verso di usarla per i propri fini se ci sono marmocchi attorno. Così, come l’altro giorno al cellulare ho preferito il libro di Terzani, oggi all’Ipad sostituisco il diario.
Il più grandicello – che poco fa’ faceva boxe col dorso delle sue mucche – si è tirato fuori di tasca un paio di pagine ingiallite e sgualcite di una rivista porno. Il piccolo le guarda, da diritto e capovolte, ma sembra non capire. Grazie al cielo!
Mi parla in Luganda e ride. E io rido con lui. Per fortuna i sorrisi fanno parte del linguaggio universale, che qui ho modo di praticare spessissimo. Ci capiamo a meraviglia!
Ha un sorriso proprio bello, con tutti i denti bianchi bianchi. Saranno le valangate di frutta che mangiano qui.
Mi sto abituando alla loro compagnia…
Oggi sono arrivato all’Alberello dei Pensieri molto stanco. Stamane sono partito presto, verso << la montagna >>. Ho preso un paio di BodaBoda ( i moto-taxi ) e ho camminato parecchio. La strada era meravigliosa: una scassata carrareccia in terra battuta, rossa e polverosa, con al suo interno una pista marcata dalle moto che serpeggiava a destra e sinistra evitando buche e canale. Ogni casa era immersa nel verdeggiare di banani, alberi di mango, jackfruit o cespugli di caffè. Uccelli meravigliosi, dall’alto delle fronde, osservavano il passaggio dei motori carichi di merci o passeggeri. I bambini non mancavano i loro puntuali << bye mzungu >> – arrivederci uomo bianco – o << see you mzungu >>. I passerotti, col loro canto, riempivano il silenzio.
Era una dimensione di pace, di vera pace, dove il tempo sembrava scorrere diversamente, governato da altre leggi, scandito non dal costante ticchettare di una lancetta, ma più dall’intermittente gocciolare della rugiada in uno stagno silenzioso, dallo sporadico richiamo delle rane o di un cuculo in lontananza.
O ero soprattutto io a suggestionarmi? In effetti sono venuto fin quaggiù proprio con l’intenzione di esercitare la mia posatezza interiore, la mia tranquillità, volendo insegnarmi a vivere ancora più alla giornata; mantenendomi sempre sulla pista dei miei progetti, ma in un crescente rinunciare ad ansie e preoccupazioni sul futuro.
E mi sembra che piano piano, ci stia riuscendo.

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